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03 maggio 2010

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rosy

è anche il racconto di una integrazione difficile, allora come ora

Pim

M'imbattei in quel brano ai tempi del liceo, l'ho riscoperto ora nella mia second life universitaria. Come allora continua a commuovermi per la sua ingenuità, per quel senso di tragedia imminente nonostante il tono rassicurante.
Chissà che fine avrà fatto Adam Struciński...

Prishilla

Quel "non ho più niente da scrivere".... che solco che lascia dietro di sè, e come ci trascina dentro tutto. tragicamente.

grazie di questa bella lettura Pim,
Prish

p.s. second life universitaria??

Pim

Eheh... Come se una non mi fosse stata sufficiente. A che punto arriva il masochismo...
Ciao Prish!
Pim

Silvia GM

@ PIM: come hai ragione caro Pim! E complimenti per aver ‘ripescato’ questo scritto.
Triste,commovente, tenero come lo è leggere di queste “migrazioni” d’altro secolo. Eppure son argomenti più che mai attuali. Nel nome di tutta la GENTE che l’ AMERICA la ricerca o la immagina, la sogna in Italia. E l’Italia che ha dimenticato (o tende a dimenticare sovente) quando i sui ‘antenati’ emigravano in ‘ Merica. Come si diceva in dialetto piemontese.
Tu hai qui sopra riportato la storia di un polacco; la foto nel tuo blog è quella di una famiglia
proveniente chissà da dove che volge uno sguardo speranzoso alla ‘ Merica.
Forse nello stesso modo ‘disperato’ con cui volgono lo sguardo gli immigrati quando sbarcano
lungo le coste o attraversano le frontiere nel 2010. Cent’anni dopo.
Ti riporto il titolo di un libro *** la Merica che non c’era- L’utopia della terra promessa nelle storie degli emigranti piemontesi in Argentina.***. E’ la storia di uno sterminato esercito di contadini andato a combattere una guerra di fatica e sacrifici per un’idea di giustizia che purtroppo non ha quasi mai trionfato. Ecco. Togli la sequenza ** piemontesi in Argentina. **
Credo che per qualunque emigrante, post moderno, da ogni angolo dell’Europa od altra parte della cartina geografica, provenga e qualunque puntino sulla mappa abbia come destinazione….ci
sia molto da riflettere. Cambia solo il secolo. Cordialissimi saluti.
La copio dal libro menzionato, è in lingua spagnola ma credo sia comprensibilissima. Direi molto toccante.
*********************************************
Cuanantas cosas vemos en la vida
Siempre diferentes, maravillosas, vecinas y lecca
Y todavìa al final de la vida
todas las cosas se parecen
Nadie puede saber
lo que es la vida
Y lo que es la muerte.
Nadie puede saber
Si està volviendo al sueno (leggere con n spagnola)
o la muerte.
De cualquier manera,
quiero sonar (leggere con n spagnola)
con mì pais adentro
o morire con la mitad
de una cancìon afuera.
Pero que todo pase aquì
entre mi gente.
Que todo pase y allega,
montando en los hombros
de mi padre.
Firmado D.B.


irene spagnuolo

Non ho più niente da scrivere è una pugnalata.
Realismo? Durezza della verità, forse. O di quella tragica sorte che l'uomo è andato costruendosi....

;)
Irene

homing pigeon

Ciao Pim,

una segnalazione meritevole. Grazie.

Leggendo Adam ho pensato ai mille Adam italiani, irlandesi, polacchi, che hanno cercato riscatto e fortuna lasciandosi dietro tutto e partendo per lidi lontani.

Oggi gli Adam sono asiatici, africani. Cambia il colore della pelle, non la caparbietà e la malinconia. Dovremmo - tutti - imparare a guardare gli Adam che girano per le nostre strade con occhi differenti.

ciao Pim, a presto,
HP

Pim

@ Silvia:
Tra i migranti piemontesi in Argentina c'era pure mio nonno paterno... Grazie per la poesia, un'altra importante testimonianza.

@ Irene:
La chiusa ha colpito anche me. Come se l'autore della lettera evitasse di aggiungere altro per non gettare nello sconforto la moglie...

@ HP:
E' proprio l'attualità del brano la ragione per cui l'ho proposto. Nonostante sia trascorso un secolo, i processi migratori continuano per gli stessi motivi di allora. E, come allora, i migranti sono sfruttati e schiavizzati: la terribile vicenda di Rosarno ce lo insegna.

Grazie per i vostri interventi.
Pim

Silvia GM

@ PIM: credo di essere in ‘tema’ se racconto un’esperienza di immigrati in Italia, di questi ns. anni. Sono giovanissimi, arrivano dalla Romania. Lui è giunto anni fa ha lavorato in Toscana. E’ tornato e s’è sposato con la ragazza che già aveva in Romania e grazie al cognato sono venuti qui in questa zona. Aveva già un lavoro, non sicuro ma lavorava e s’è sempre adattato. Onesti si sono adeguati, hanno messo soldi da parte per vivere poi da soli. Lei nonostante i suoi 18 anni appena compiuti, all’arrivo, ha subito iniziato a fare la badante. Una parte di denaro andava al resto dei loro parenti stretti in Romania.
Poi sono arrivate qui le mamme di lui e di lei: fanno le badanti vivendo in casa della famiglia c/o la quale lavorano; sono ben volute, oneste e lavoratrici. Una invia denaro al paese natio. Ma al paese natio, dove gli stipendi massimi arrivano a 300 euro al mese, ma son pochi a percepirli, ed il marito ed il figlio non guadagnano abbastanza… Loro due hanno però capito che il soldi (di mamma e moglie) sono una manna dal cielo, perché moglie e mamma invia quasi tutto quanto guadagna… E così marito e figlio… non si preoccupano più del futuro. La casa che dovevano restaurare è sempre allo stesso punto, perché il denaro che arriva viene speso per sollazzi e divertimenti alle spalle della mamma e moglie che lavora !! Credo sia chiaro il concetto. Il marito di questa signora ha seri problemi di alcolismo. Ha tentato di vivere un po’ qui ma non è affidabile ed è stato ‘scaricato’ nei luoghi in lo avrebbero assuto. La donna invece tiene duro… e si trova bene perché rispettata e ben voluta. Idem la figlia ed il genero. Solo una piccola storia di piccola gente sconosciuta… per dare un’idea.
E loro i ragazzi vedono in noi italiani, nella nostra Patria il loro futuro, attratti dalle mille cose consumistiche che in Romania non potrebbero avere…

zia elena

Soffermaci a riflettere su cosa significhi abbandonare le proprie radici ed i propri affetti per andare alla ricerca di un lavoro in una terra lontana...Lo facciamo mai?

Grazie per averci fornito lo spunto.

Buona giornata.

Elena

Pim

@ Silvia:
La storia che racconti rappresenta il rovescio della medaglia. Dietro il processo dell'emigrazione stanno vicende esistenziali complesse, spesso tra il lecito e l'illecito. Ma anche questo non è un fenomeno nuovo...

@ Elena:
I migranti possiedono infatti una forte fibra psicologica che permette loro di affrontare difficoltà spesso notevoli.

Grazie.
Pim

giulia

Davvero commovente e tristemente vero oggi come ieri.

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