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Tag Technorati: Bob Dylan, età, Martin Scorsese, rockstar, Torino, Vasco Rossi
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Tag Technorati: Antonello Cuccureddu, Arturo Vidal, Josè Altafini, Juventus, radio a transistor, scudetto, tablet
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Tag Technorati: Albert Einstein, Donald Winnicott, Meltzer & Harris, politica, psicologia, società, volo del calabrone
È qualcosa
di difficile da accettare, ma esistono rebus che non hanno chiave. Combinazioni
di parole, figure, immagini, numeri, restano insolute e oscure perché ai
princìpi delle cose non abbiamo accesso. Non disponiamo di soluzioni magiche.
Possiamo soltanto offrire la nostra presenza concreta, un affiancamento, la reciproca
condivisione. Essere nel mondo accanto agli altri, soprattutto là dove si
trovano sofferenza e angoscia. È già tanto.
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Il minareto della Grande Moschea
di Aleppo (Al-Jamaa al-Kebir) si innalzava per quarantasette metri e cinque piani, era decorato
con archi ciechi, aveva una galleria per il muezzin coperta da un baldacchino
di legno pregiato. Costruito nel 1090, era sopravvissuto a guerre e terremoti
mantenendo intatto l’aspetto originale. Caratteristica ben visibile la
pendenza, maggiore persino della Torre di Pisa. Le immagini della sua
recente distruzione sotto i colpi, probabilmente accidentali, dell’artiglieria
siriana mi hanno fatto male. L’avevo fotografato in un pomeriggio cocente di
agosto, abbagliato dai riflessi del pavimento in marmo bianco e nero del
cortile, affascinato dall’antico splendore di Aleppo. La Porta di Antiochia, l’imponente cittadella medioevale, il Museo
Nazionale ricco di testimonianze, il Grande Suq, gli hammam, i meravigliosi
palazzi… Nella mia memoria voglio declinare quel viaggio di allora al tempo
presente.
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Tag Technorati: Aleppo, Grande Moschea, guerra civile, minareto, Siria
Ripenso ai passati presidenti della
repubblica. Fino a Leone notai anonimi dal profilo incerto. Fu Pertini il primo
a sapersi conquistare una straordinaria popolarità, durante un settennato ricordato
come il più angoscioso della storia italiana. Cossiga personificò il franare di
un’epoca e l’incompiuto trapasso nella successiva. Scalfaro diede prova di
grande rispetto per la Costituzione, mostrando determinazione nel resistere a
certo avventurismo. Ciampi, tecnico prestato alla politica, con il suo operato rafforzò il ruolo del presidente come garante super partes. Napolitano ha rappresentato il fulcro dell’unità nazionale in un momento di crisi economica e
sociale senza precedenti. È ancora lui la figura istituzionale di cui abbiamo
bisogno in questo tempo fosco, nel quale la politica ci inchioda al presente senza
consentire orizzonti?
Scritto alle 18:00 nella Attualità, Politica | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Giorgio Napolitano, Italia, presidente della repubblica
“A un certo punto accade che, citando Nietzsche, se decidi di guardare
l’abisso prima o poi l’abisso decide di guardare dentro di te. E quindi, essere
scrutati dall’abisso significa che la misura del mondo in cui vivi è una misura
che ti trasforma per sempre. Inizi a capire che cosa sta succedendo in un
Paese, sempre di più, che quello che lo determina non sono i dibattiti, non
sono le dichiarazioni. E quello che sta avvenendo alle persone magari sfugge. E
quindi tu ti senti, a un certo punto, quasi di somigliare ai personaggi di cui
scrivi: perché inizi ad essere diffidente come loro, inizi a considerare una
persona solo in nome del potere che esprime, inizi a comprendere dove sono le
sue debolezze… Inizi ad avere esattamente quel modo di ragionare. E questo ti
porta a una solitudine terribile”.
(Roberto Saviano, da Che tempo che fa del 7 aprile 2013)
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Tag Technorati: Che tempo che fa, Friedrich Nietzsche, Rai3, Roberto Saviano, Zero Zero Zero
Volonté è lo sguardo. Nei film di Leone, Damiani, Petri,
Rosi, Amelio. Nessuno ha i suoi occhi. I suoi occhi esprimono tutto, dignità, fermezza, umanità, follia. Perché è vero, come qualcuno ha scritto, che sotto le spoglie dell'avventura, della commedia, del
dramma, il nostro sguardo di spettatori cerca, solca l'atmosfera luminosa delle
immagini alla ricerca di uno sguardo che dia un senso al suo itinerario...
Perché un film è fatto di sguardi ed è attraverso lo sguardo che l'occhio colmo
di amore dello spettatore lo divora.
(Gian Maria Volonté, 9 aprile 1933 - 6 dicembre 1994)
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Tag Technorati: altrove, Jorge Mario Bergoglio, quasi alla fine del mondo
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Tag Technorati: Firenze, Italia, Matteo Renzi, Palazzo Vecchio, PD, Piazza della Signoria, politica, Toscana
Se si vuole avere un esempio di che
cosa significhi assumere un atteggiamento depressivo, nel senso
kleiniano del termine, viene naturale rifarsi alla rinuncia del soglio
pontificio da parte di Joseph Ratzinger. Gesto inaudito, sufficiente
a definirne la grandezza, indipendentemente dal giudizio storico sulla sua
figura e a prescindere dalle convinzioni ideologiche o religiose. La massima
autorità di un’istituzione decide di farsi da parte perché ritiene di non
essere più capace di adempiere alle proprie funzioni.
Depuriamo questo gesto dalla dietrologia spicciola, consideriamo invece vere le motivazioni che Ratzinger ha fornito - d’altra parte, le sue attuali condizioni sono facilmente inferibili dalle immagini televisive. Si può commentare secondo una logica strettamente laica, psicologica, facendo riferimento all’orientamento depressivo, che ha a che fare con un modo di porsi nei confronti di se stessi e del mondo. La massima autorità religiosa della Chiesa, secondo la tradizione cristiana erede dell’apostolo Pietro e illuminata dallo spirito divino, riconosce di non essere onnipotente, si rende conto dei limiti che impongono l’età e la sofferenza fisica, prende coscienza della propria fine. Si tratta di un’operazione che comporta un lavoro mentale faticoso, che mette a contatto con la parte più vulnerabile di sé. Il rifugio nelle attività mondane, progettarsi idealmente nel futuro, sarebbe soltanto una fuga dal compimento del proprio destino. Nel momento in cui accetta questa umiliazione, il papa diventa un semplice pellegrino che cerca un luogo nascosto e tranquillo dove morire.
L’uomo che sente di essere arrivato al termine dei propri giorni non si arrocca così nell’arroganza, nella negazione - esempi tipici secondo la Klein di un funzionamento schizoparanoide - ma accede consapevolmente a una saggezza fondata sulla realtà della propria finitezza. Questo esporsi docile alla drammatica fragilità dell’esistenza richiede, paradossalmente, una forza eccezionale. E ci offre la testimonianza di uno stato mentale adulto non trionfante nella sua autorità, non ebbro di potere, bensì alla ricerca di una possibile risposta alle domande ultime che la vita pone.
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Tag Technorati: Benedetto XVI, Chiesa cattolica, Joseph Ratzinger, Melanie Klein, orientamento depressivo, papato, Roma, Vaticano
<< Ho risposto bene alla
tua domanda? >>. Con L. accade spesso di scherzare, è una donna dal senso
dell’umorismo spiccato e ridere insieme rafforza la complicità. << Sei un
ragazzo intelligente >>, commenta. << Ti ringrazio, è un bellissimo
complimento >>. Inseguo un pensiero. << Davvero. E non mi riferisco
al fatto che mi consideri intelligente, questo è ancora da dimostrare, ma
perché mi hai chiamato ragazzo >>. A diventare intelligenti c’è sempre
tempo, non più molto ormai per essere un ragazzo.
Scritto alle 21:00 nella Attualità, Caro Diario..., Racconti | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Ogni giorno così. Risalgo Park Line a piedi passando per Hyde Corner,
la seggiola a tracolla, incurante del tempo e degli impegni. Costeggio i
giardini e i parchi gioco, lasciando sulla sinistra la traversa di Serpentine
Road. Se la temperatura è mite mi fermo ad un chiosco per un tè, altrimenti
proseguo di buon passo verso Marble Arch. Lessi da qualche parte che in questo
luogo detto Tyburn si tenevano le pubbliche esecuzioni - una specie di Rondò
della Forca -, quindi fu sede di grandi manifestazioni popolari nel XIX
secolo. Ora lo chiamano Speakers’ Corner, il palcoscenico ideale per oratori
improvvisati come me.
È qui che vengo idealmente da sette anni, qui che mi levo in piedi sulla seggiola e do voce ai miei risvolti. Certo, sono passati quei tempi in cui si radunava una folla anonima sorprendentemente vasta, dovevo tuttavia immaginare che non si può restare troppo a lungo ospiti di Kensington Palace. Poco importa però se adesso i frequentatori oltrepassano distratti o visibilmente indaffarati. Contano i visi diventati riconoscibili e i sorrisi che si aprono ormai familiari, un po’ complici e un po’ indulgenti. Salendo e scendendo da questa seggiola ho capito che la vita non è fatta soltanto di parole ma soprattutto di sguardi, di vicinanze, di emozioni. Cioè di qualcosa che non so dire a voi e quasi neppure a me stesso. Qualcosa di segreto da cui giunge un’impressione piacevole di calore, un profumo di casa, di pane imburrato, di viole e molto altro ancora.
Pim
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Tag Technorati: anniversario, blog, Pim, Scrivere i risvolti, Speakers' Corner
Vidi Mariangela al Teatro Carignano qualcosa come venticinque anni fa, interpretava una Medea di commovente spessore. Mi piace ora ricordarla in una divertente sequenza di Mimì metallurgico girata al Valentino insieme a Giancarlo Giannini. Che il riposo le sia dolce...
Scritto alle 15:00 nella Attualità, Cinema, Teatro, Torino da vivere | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Lina Wertmüller, Mariangela Melato, Medea, Mimì metallurgico ferito nell'onore, Parco del Valentino, Teatro Carignano, Torino
“Nel finale sulla riva del mare, dopo l’apparizione del pesce-mostro che sembra simbolizzare il male in assoluto, abbastanza lontana perché il vento se ne porti via le parole, Paolina chiama Marcello, vorrebbe dire qualcosa. L’eroe felliniano è sordo come sempre: ma forse avvertiamo, nel sorriso enigmatico della ragazzina, la possibilità che per lui la partita non sia chiusa”.
(Tullio Kezich, Federico. Fellini, la vita e i film, Feltrinelli)
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Tag Technorati: capodanno, Federico Fellini, La dolce vita, Marcello Mastroianni
Sì, vabbè, il calendario Maya, la fine del mondo e
tutto il resto… Alzi la mano chi ci ha creduto davvero.
D’altra parte il Dies Irae è sempre stato il chiodo fisso della parte più sballata dell'umanità, dagli oracoli catafrigi del II secolo ai Testimoni di Geova. Interpretazione sballata delle Scritture, calcoli a casaccio, annunci epocali e poi, alé, tutti sul Monte Bianco per scampare l’Armageddon. Che delusione dover ridiscendere a valle e tornare in ufficio il mattino dopo…
Per non dire dell’apocalittico Mille e non più Mille. Sì, ma dalla nascita o dalla morte di Gesù? O forse dalla sua incarnazione? Nello scavalco tra il primo e il secondo millennio tutti avevano gli orologi sfasati e non mancò chi festeggiò lo scongiurato pericolo con trent’anni di ritardo. Neppure tra il secondo e il terzo abbiamo scorto gli artigli dell’Anticristo: ci è apparsa invece l'effigie sibillina dell’Euro e, francamente, non so come spiegare questa cosa.
Ero bambino quando lessi su una rivista la predizione di un astrologo, secondo cui nel 1980 sarebbe scoppiata la guerra atomica. La notizia non mi fece né caldo né freddo: da bravo secchione quale ero (oltreché illuminista in erba), mi preoccupai solo perché avrei perso alcuni anni di scuola.
Certo, lo sappiamo, l’universo intero collasserà su se stesso e tanti saluti, però al big crunch manca ancora parecchio. Dovremo quindi rassegnarci e sopportare per un bel tot le bizze di Berlusconi e i sussulti dello spread. Visto che abbiamo tutto il tempo, che ne dite se andiamo al bar qui sotto e ci prendiamo un caffè in santa pace?
Scritto alle 00:01 nella Attualità, Costume, Religione, Scienza | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: 21 dicembre 2012, Anticristo, Armageddon, calendario Maya, Dies Irae, fine del mondo, Mille e non più Mille, Silvio Berlusconi, Testimoni di Geova
Ho visitato Artissima. Giudizio
critico: boh. Sghiribizzi infantili prodotti con l’intento deliberato di provocare,
come le puzzette o le parolacce, che pertanto risultano innocui oltreché di valore
modesto. E poi ha ragione Philippe Daverio: non c’è niente di meno
contemporaneo dell’arte contemporanea, sono quarant’anni che propone sempre le
stesse cose.
Scritto alle 09:00 nella Arte, Attualità, Torino da vivere | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: arte contemporanea, Artissima, Philippe Daverio, Torino
Scriveva il pittore russo Kazimir
Malevič: << Quando nel 1913… esposi un dipinto che non rappresentava
altro che un quadrato nero su uno sfondo bianco, i critici e il pubblico si
lamentarono. “È andato perduto tutto ciò che noi abbiamo amato, siamo in un
deserto, solo un quadrato nero su un fondo bianco ci sta davanti”. E cercavano
parole schiaccianti per allontanare il simbolo del deserto e ritrovare sul
quadrato morto l’immagine preferita della realtà, l’oggettività reale e la
sensibilità morale >>.
È trascorso un secolo e noi siamo ancora qui, davanti a questo dipinto, a chiederci come.
Scritto alle 20:00 nella Arte, Attualità, Psicologia | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Kazimir Malevič, Museo Russo, Quadrato nero su fondo bianco, San Pietroburgo
In Il disagio della civiltà, scritto nel 1929, Freud tracciava un
quadro lucidamente pessimista sulla condizione del genere umano, in balia del
conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte. In particolare si
interrogava sul futuro, poiché il progresso tecnologico consentiva
ora agli uomini di sterminarsi a vicenda. Gli avvenimenti storici non tardarono
dargli ragione. Per questo motivo l’opera ebbe grande risonanza, provocando
reazioni sia da parte degli psicoanalisti che di un pubblico più vasto,
soprattutto dopo la catastrofe di Hiroshima e la successiva corsa agli
armamenti nucleari.
Certo, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda lo scenario politico globale è mutato, ma la conseguenza è che oggi appare più confuso. Se, come sosteneva Hanna Segal, negli scorsi decenni si pensava che un’altra guerra mondiale fosse impossibile perché i governanti avevano troppa paura di una distruzione totale, il crollo dell’equilibrio sostanziale tra Est e Ovest è coinciso con la fine drammatica del mito dell’invulnerabilità americana. L'attacco terroristico alle Twin Towers, unica azione bellica subita dagli Usa entro i propri confini, ha promosso l’Islam nuovo nemico ufficiale. L’idea paranoide di un ulteriore scontro tra civiltà ha riprodotto una catena di tensioni e conflitti sparsi a macchia di leopardo, per questo difficilmente gestibili.
Dice ancora la Segal: “Credo che l’11 settembre sia stato fortemente simbolico. Siamo stati scaraventati in un universo di frammentazione e, talvolta, di disintegrazione totale e di terrore psicotico, e anche nella più gran confusione: chi sono i nostri amici? Chi sono i nostri nemici? Da quale parte saremo attaccati?... E ancora, abbiamo dei nemici all’interno? Si tratta del terrore più primordiale del nostro sviluppo personale, non di una morte comune, ma della visione di una disintegrazione personale deteriorata dall’ostilità. E la situazione è ancora peggiore quando Dio interviene nell’equazione. Il monito dell’Armageddon dei fondamentalisti cristiani è oggi paragonabile a quello dei fondamentalisti islamici. La nostra salute mentale è minacciata da un universo interiore caratterizzato da un delirio di potenza illimitata, di male assoluto e di santità…”.
Sul destino del genere umano, Freud lasciò aperta la questione senza fornire soluzioni e neppure consolazione. La crisi economica in cui siamo precipitati non fa che rafforzare il turbamento. La verità è che dobbiamo smettere di chiederci chi sono i nemici, uscire cioè da una logica schizoparanoide (avrebbe detto Melanie Klein), di scissione tra buoni e cattivi in cui i buoni siamo naturalmente noi. Si tratta di un’operazione anzitutto mentale, interiore, in cui, sosteneva Bobbio, il nemico viene pensato come interlocutore. Avere un orientamento comprensivo, riconoscere psicologicamente e culturalmente l’altro, farsi consapevoli dei propri sentimenti distruttivi, assumersi le proprie responsabilità… Questi sono alcuni degli elementi appartenenti a una cultura di pace e solidarietà.
Se devo essere sincero, nemmeno io sono troppo ottimista.
Scritto alle 15:00 nella Attualità, Libri e poesia, Politica, Psicologia | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Tag Technorati: 11 settembre, Borla, Hanna Segal, Il disagio della civiltà, Islam, J.M. Quinodoz, Leggere Freud, Melanie Klein, Norberto Bobbio, Sigmund Freud, Twin Towers
Scritto alle 08:00 nella Arte, Attualità, Cinema | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: 69° Mostra d'Arte Cinematografica, cinema, Venezia
Ricordo soprattutto la percezione di caldo opprimente che aleggia sullo sfondo della vicenda, cui si aggiunge il fuoco della passione clandestina, nella torrida stagione del profondo Sud. Superlativi Paul Newman e Joanne Woodward. C'era anche un malvagio Orson Welles, rozzo piantatore, dominatore di donne e poderi.
Erano i tempi di quell'altro film di Welles, Touch of Evil, ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico. Il corpo debordante dell'infernale Hank Quinlan immerso in un malsano acquitrino come "un capodoglio moribondo nella notte"… Memorabile.
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Tag Technorati: Joanne Woodward, Orson Welles, Paul Newman, The Long Hot Summer, Touch of Evil
Aleppo, la Grigia. Quattro anni fa, di questi giorni, mi trovavo là. L’imponente cittadella medioevale, che racchiude memorie comprese tra l’epoca seleucide e quella ottomana. Il Museo Archeologico, ricco di reperti provenienti dalla storia più antica del Vicino Oriente. Quindi la visita alla Grande Moschea, infine al fiorente e vivace suq. Pernottai in una piccola stanza al sesto piano di un hôtel internazionale situato nella città nuova, a due passi dal vasto parco pubblico.
Aleppo fu anche la destinazione di zia Dolores, infermiera missionaria, che lavorò in quell’ospedale tra il 1959 e il 1967. Mi raccontava dei beduini, i quali dormivano in terra e sui letti ci camminavano; e che, poche ore dopo aver subito pesanti interventi chirurgici, pacifici mangiavano fagioli e pistacchi.
Altri tempi. Le notizie che ora giungono da Aleppo sono terribili e mi colpiscono profondamente. Mi domando che fine avrà fatto Elia, l’impeccabile accompagnatore del gruppo di cui facevo parte. Quale la sorte di Samir, il facchino dell’albergo sempre in attesa di una mancia, e di tutti quei bambini che fotografai insieme alle loro famiglie…
Aleppo era una città moderna, dall’atmosfera indaffarata che hanno i centri dediti prevalentemente al commercio. Boutique, alberghi, cinema e ristoranti inducevano i turisti – turchi, ex sovietici, molti italiani – a prolungare il soggiorno. Imprenditori locali e stranieri avevano investito parte dei loro capitali per restaurare alcuni dei palazzi più antichi e riportarli a nuovo splendore. L’Unesco l’aveva dichiarata patrimonio dell’umanità.
Tutto finito. Eppure, nonostante o forse a ragione di tutta la ferocia della guerra civile, non posso non ripensare alla gentilezza e all’ospitalità che incontrai. Ad Aleppo come a Damasco, ad Hāmā, a Palmyra.
(Fotografie scattate il 7 agosto 2008. Ne trovate altre qui e qui. )
Scritto alle 08:00 nella Attualità, Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Aleppo, Damasco, guerra civile, Siria, viaggi, Vicino Oriente
Non era mai accaduto, non in Egitto, nemmeno in Siria. L’ultima sera della mia permanenza a Creta, trovo posata sul letto una busta contenente uno stampato in formato A4.
Gentile Ospite, la data della Sua partenza dal nostro hotel si avvicina e desideriamo approfittare dell'occasione per ringraziarla per la Sua scelta. Ci auguriamo che il Suo soggiorno nel nostro Paese lasci in Lei un ricordo straordinario e che Le abbia consentito di trascorrere le Sue vacanze al meglio, vivendo esperienze del tutto conformi alle Sue aspettative.
Fin qui tutto normale. È il resto a sorprendermi.
Con la presente, desideriamo altresì chiederle di supportare la nostra causa portando all'estero un messaggio inequivocabile del clima cortese e pacifico con il quale la Grecia accoglie i propri ospiti, nonché di ribadire la valenza di questo Paese come una delle destinazioni turistiche di maggior spicco al mondo. La preghiamo pertanto di condividere il materiale fotografico della Sua vacanza nei social media, al fine di promuovere la bellezza dello scenario greco. Inoltre, La invitiamo cortesemente a condividere tutti i momenti e i ricordi più indimenticabili del Suo soggiorno in Grecia con amici e conoscenti. II Suo contributo a sostegno dei tentativi di crescita economica del nostro Paese ha un'importanza fondamentale. Augurandoci di ospitarla nuovamente, La ringraziamo in anticipo per la Sua cortesia…
È una mano stesa con dignità al turista, come tante ne ho viste a Iraklio e Agios Nikolaos che domandavano una piccola elemosina. Fino a qualche anno fa le località cretesi venivano prese d’assalto: un ragazzo del luogo mi raccontava che, per divincolarsi tra la folla nella via principale di Malia, bisognava praticamente ungersi di grasso. Anche un neofita nota oggi l’evidente calo di presenze: nonostante i last minute a prezzi veramente favorevoli, alberghi e villaggi appaiono ben lontani dal registrare il tutto esaurito. Italiani, tedeschi, inglesi. Soltanto i russi sembrano non risentire i contraccolpi della crisi economica, le agenzie immobiliari espongono cartelli scritti direttamente in cirillico.
Essere presenti, promuovere solidarietà, offrire una speranza. Non è molto, ma rappresenta tutto ciò che noi cittadini d’Europa possiamo fare per il popolo greco.
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Tag Technorati: Creta, crisi economica, Grecia, Malia, Sirens Village, viaggi
Scritto alle 21:00 nella Attualità, Fotografia, Torino da vivere | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Di gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s’alla veloce
Piena degli anni il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l’echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell’età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara…
Scritto alle 09:00 nella Attualità, Libri e poesia, Sport | Permalink | Commenti (5) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Campionati europei di calcio, finale, Italia - Germania, Italia Spagna, Mario Balotelli
I Campionati Europei di calcio vanno a cominciare. Per quel che ci riguarda, facciam voti agli dèi (del pallone)...
Il cinema non ha mai reso un buon servizio a questo sport, avendogli riservato pellicole di livello non eccelso. Varrebbe la pena di capirne i motivi. Forse perché il calcio mal si presta alla spettacolarizzazione tipo Ogni maledetta domenica. Negli Usa, in effetti, è guardato con un certo distacco: non mancano film sul baseball o sul football, ma sul soccer niente. Si tratta di roba nostra. Siamo noi italiani – più degli inglesi – a detenerne il copyright. Mi sono sempre chiesto come mai nessun grande regista abbia pienamente attinto da tale risorsa. Si dice che è impossibile (e probabilmente lo è), che non si può fare, che non esiste il modo se non trattandolo in forma trasversale. Alcuni sostengono a causa delle difficoltà tecniche di riprodurre il dinamismo e la coralità del gioco. Da noi, in ogni caso, il pubblico non ha mai dimostrato di gradire. Secondo me, non tollera la combinazione tra fantasia e realtà. Piuttosto preferisce un documentario - notevole quello di Sandro Ciotti dedicato a Johan Cruijff. Oppure una gustosa fiction nello stile di Zelig circa un fantomatico Mondiale che si sarebbe disputato in Patagonia nel 1942.
Fuga per la vittoria di John Huston (1981) è diventato ormai un classico, per quella parata di campioni anni ’70 e la famosa rovesciata di Pelé.
Sognando Beckham e La coppa sono favolette gradevoli e poco altro. Come Shaolin Soccer, il calcio secondo l’immaginario nipponico, quindi mischiato al Kung-fu. Da vedere, sebbene l'adattamento pessimo abbia stravolto il senso di parecchie scene. (Però mi piacerebbe saper parcheggiare come fanno in quel film!). Una favola dai contenuti sociali è invece il recente Il mio amico Eric di Ken Loach, con uno strepitoso Cantona. Bella poi la ricostruzione della Swinging London in Best.
Febbre a 90°, tratto da un libro di Nick Hornby, si lascia vedere senza lasciar traccia.
I cinefili di lunga memoria e data ricordano Gli eroi della domenica del 1952, per la regia di Mario Camerini. Protagonista Raf Vallone (realmente calciatore nelle giovanili del Torino), il quale interpretava il centravanti di una squadra in zona promozione tentato dalla corruzione. Contenuto più che mai attuale…
L'uomo in più di Paolo Sorrentino non è un film sul calcio: il calcio è solo un pretesto, è filosofia del calcio perché il calcio è (ebbene sì) filosofia. O dovrebbe, almeno. (Qualcuno provi a spiegarlo a Milanetto e Mauri.)
C'è L’estate di Bobby Charlton, film del 1994 di Massimo Guglielmi. C’è Italia-Germania 4-3 di Andrea Barzini, l’amarcord di una generazione più che della partita. E Ultimo minuto, per la regia di Pupi Avati, con un crepuscolare Ugo Tognazzi: non male. Il figlio Ricky, invece, girò nel 1991 Ultrà.
Il colore della vittoria di Vittorio De Sisti narra della vittoria mondiale dell'Italia nel '34 guidata da Pozzo (interpretato da Adalberto Maria Merli). Ovviamente poco gioco e molti risvolti umani in salsa televisiva. Caruccio, ma nient’altro.
A questo punto è inevitabile nominare L'allenatore nel pallone, protagonista Lino Banfi, e Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento, con Alvaro Vitali. Due classici del trash anni '80 assurti all’onore del cult (questo è, ahinoi, lo Spirito dei Tempi). Poi Il presidente del Borgorosso Football Club, un film minore di Sordi. Quindi un episodio tratto da I mostri di Dino Risi (1963) - quello in cui Vittorio Gassman va allo stadio a urlare Forza Roma - e la lunga sequenza della partita tra scapoli e ammogliati in Fantozzi.
Chiudo l’elenco (incompleto) citando Comizi d'amore, in cui Pier Paolo Pasolini intervistava i giocatori del Bologna campione d'Italia (era il '64) circa amore e sesso, tra sorrisetti imbarazzati e reticenze. Altro che veline e letterine.
Scritto alle 08:30 nella Attualità, Cinema, Costume, Sport | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Pare superfluo perdersi in elogi nei riguardi di una serie televisiva diventata tra le produzioni più celebrate da pubblico e critica. A mio avviso, l’aspetto più interessante di House M.D. non consiste tanto nel whodunit tradizionale del giallo deduttivo applicato alla medicina, quanto nel percorso implosivo del protagonista, la cui infermità alla gamba è metafora di un dolore del vivere che nessun oppiaceo può anestetizzare. Everybody lies, everybody dies. Che altro?
Scritto alle 20:00 nella Attualità, Psicologia, Radio e televisione | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Canale 5, Dr. House, Everybody dies, Hugh Laurie, serie tv
A volte la ruota compie un giro completo prima di fermarsi. Magari occorre un lungo periodo per la rivoluzione, così lungo che possiamo dimenticare da dove era partita. Nel momento in cui si ferma, però, abbiamo la percezione del tempo e dello spazio percorso. Era di maggio, sei anni fa, camminavo per via Po contornato da un manipolo di gente festante, bandiere in mano e sciarpe al collo. Nel centro della carreggiata il pullman della Juventus, i giocatori festeggiavano lo scudetto dal tetto scoperto tra musica e coriandoli. Non mi convinceva quel giro d’onore, in sottofondo si udiva un borborigmo cavernoso che cresceva d’intensità. Tra poco avrebbe sconvolto la logica degli eventi. Calciopoli, cosiddetta. Scudetto revocato, il baratro della retrocessione – addirittura in serie C, qualcuno presentiva. Fu poi soltanto la B, con nove punti di penalizzazione per soprammercato, ma l’onta era grande. Mai nella storia. Qualcuno se ne andò di filato. Il mister Capello, alla volta della verde Hampstead – chiamalo scemo. Quindi Ibra, il mercenario, i colossi di centrocampo Emerson e Vieira,. Infine Zambrotta e, ultimo smacco, Fabio Cannavaro.
Sembra incredibile, ma non bastò un Mondiale conquistato con tenacia in terra tedesca, no. A settembre l’esordio nell’anonimato tra i cadetti contro il Rimini rappresentò una botta dura, soprattutto in previsione del purgatorio da riscattare. C’era però anche chi aveva stretto i denti ed era restato. Gigi Buffon sarebbe potuto andare a svernare ovunque e profumatamente retribuito – Spagna, Inghilterra –, invece eccolo tra i pali come sempre, persino sui campetti spelati della periferia italica. E con lui Camoranesi, il grugno ancora più torvo, l’olimpico David Trézéguet lì davanti a far carambole. Ma soprattutto Alex Del Piero, capitano coraggioso, nella buona come nella cattiva sorte, con un sorriso appena più tirato del solito. Fu un momento strano: ingrato, umiliante, eppure avvincente. A Treviso come a Frosinone, a Leffe come a Crotone, sugli spalti gremiti all’inverosimile la gente si accalcava intorno al recinto di gioco per vedere i giocatori fin nel bianconero degli occhi. Manco fossero Manchester, Berlino o Madrid. No, non era l’atteggiamento di chi spia con curiosità malsana la nobile decaduta, o peggio se ne fa beffe. Si trattava della passione autentica di chi sa che si trattava di un’occasione irregolare che non si sarebbe ripetuta presto, quella di ammirare i campioni dei sette mari abbeverarsi alla fontanella sotto casa.
La scontata promozione non segnò un ritorno facile ai vertici. La squadra pareva essersi smarrita: scelte societarie malcalcolate, altre finanche sbagliate, innesti dal rendimento discontinuo, confusione tecnicotattica, allenatori fagocitati – compresi Deschamps e Ferrara, due cresciuti nell’orto domestico. Ma sul terreno di gioco, pur nel disorientamento spaziotemporale, nei risultati mancati, affondavano le loro radici Buffon e Del Piero, e i giovani intorno crescevano, finivano per convincere. Chiellini primo su tutti.
La sterzata arrivò l’estate scorsa: si capì all'istante, nel momento in cui il nuovo antico timoniere Conte strinse i pugni e cominciò a incitare i suoi. Lavoro, applicazione, carattere, fiducia nei propri mezzi. La squadra smise a poco a poco di traccheggiare e prese ad andare via rapida, ranghi serrati; la palla tornò a correre sulle zolle, le casacche bicromate a spostare in alto il baricentro, il gioco a farsi organizzato come da lustri non si vedeva. Pirlo, Vidal e Marchisio la colonna vertebrale, alle spalle la difesa meno battuta del campionato. E zero sconfitte, record assoluto. I tifosi mnemonici cominciarono con i paragoni: Conte come il maestro Lippi, come Guardiola, persino come Sacchi (maddài). Quelli più scafati invece andarono indietro alla grande Juve del Trap: non il parterre de Roi Michel, ma prima, fine anni ’70, lo scudetto dei 51 punti su 60, una squadra rullo compressore, spalle d’acciaio e polmoni da palombaro. Giorno dopo giorno affiorava il volontà di chi conosce i propri limiti ma ci lavora su con coscienza e dedizione, fino a perderci il fiato. Soprattutto si liberava sempre più consapevole l’orgoglio di chi sa di aver passato la nottata. Era ora di smettere di guardare la classifica dal basso verso l’alto e prendersi ciò per cui si era faticato. Così, dopo quell’estate del 2006, dopo una retrocessione e altre sventure, un tempo assurdamente lungo da digerire, la ruota ha fatto un giro completo e si è fermata infine sulla casella vincente.
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La ricca e ipocondriaca Emily Upjohn (Margaret Dumont) languisce in una casa di cura. Un giorno manda a chiamare il suo medico di fiducia, Hugo Z. Hackenbush (Groucho Marx), ignara del fatto che costui è in realtà un veterinario. Il direttore, dottor Whitmore, e il personale medico nutrono subito qualche sospetto.
Whitmore: “Mi dica, dottor Hackenbush, quali sono i suoi precedenti in campo sanitario?”.
Groucho: “Sanitario?”.
Whitmore: “Sì”.
Groucho: “Be’, ecco, a quindici anni lavoravo già in una farmacia e preparavo le ricette”.
Whitmore: “Non ci vogliono ventun anni per preparare le ricette…”.
Groucho: “Le ricette per adulti. Ma io preparavo quelle per bambini”.
Whitmore: “No dottore. Vorrei sapere dove ha fatto pratica come medico interno”.
Groucho: “Oh, be’, per cominciare sono stato quattro anni al Vassar”.
Mrs Upjohn: “Vassar? Ma è un college per ragazze!”.
Groucho: “Me ne sono accorto al terzo anno. Alla fine mi cacciarono dalla squadra di nuoto”.
Whitmore: “Il dottore sembra riluttante a parlarci delle sue esperienze in medicina”.
Groucho: “Be’, in medicina non ho esperienze particolari, tranne per l’epidemia di influenza”.
Whitmore: “Ah, ci dica cos’ha fatto”.
Groucho: “Ho preso l’influenza”.
(Da Un giorno alle corse, di Sam Wood, con Groucho, Chico, Harpo Marx)
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