Scritto alle 15:10 nella Fotografia, Lettere, Viaggi | Permalink | Commenti (1)
Il minareto della Grande Moschea
di Aleppo (Al-Jamaa al-Kebir) si innalzava per quarantasette metri e cinque piani, era decorato
con archi ciechi, aveva una galleria per il muezzin coperta da un baldacchino
di legno pregiato. Costruito nel 1090, era sopravvissuto a guerre e terremoti
mantenendo intatto l’aspetto originale. Caratteristica ben visibile la
pendenza, maggiore persino della Torre di Pisa. Le immagini della sua
recente distruzione sotto i colpi, probabilmente accidentali, dell’artiglieria
siriana mi hanno fatto male. L’avevo fotografato in un pomeriggio cocente di
agosto, abbagliato dai riflessi del pavimento in marmo bianco e nero del
cortile, affascinato dall’antico splendore di Aleppo. La Porta di Antiochia, l’imponente cittadella medioevale, il Museo
Nazionale ricco di testimonianze, il Grande Suq, gli hammam, i meravigliosi
palazzi… Nella mia memoria voglio declinare quel viaggio di allora al tempo
presente.
Scritto alle 14:10 nella Attualità, Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Aleppo, Grande Moschea, guerra civile, minareto, Siria
Hai una bella voglia a scovare qualche immagine da fotografare. A parte ancora il tempo inclemente, sui bric monferrini in certe giornate tira un vento dell’accidente, Portacomaro è scrostata come un vecchio paiolo per la polenta. Spiccano soltanto le scritte inneggianti a Monsù Bergoglio e qualche sua effigie appesa a un balcone o davanti all’ingresso di un ortofrutta.
Peggio del peggio Portacomaro Stazione, la frazione da cui barba Mariulìn partì alla volta delle terre argentine: un’infilata di casupole lungo lo stradone che da Asti porta a Casale, una chiesa di quelle che sembrano un hangar e, appartato ai margini di un poggio, il cimitero del paese. Tutto qui. Sull’asfalto, però, brilla un sole di pastello che sorride.
Scritto alle 12:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Religione, Vita nel NordOvest | Permalink | Commenti (17) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Asti, Italia, Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, Piemonte, Portacomaro, Portacomaro Stazione
Scritto alle 12:00 nella Attualità, Fotografia, Politica, Viaggi | Permalink | Commenti (7) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Firenze, Italia, Matteo Renzi, Palazzo Vecchio, PD, Piazza della Signoria, politica, Toscana
“The
brick walls are there for a reason. The brick walls are not there to keep us
out. The brick walls are there to give us a chance to show how badly we want
something. Because the brick walls are there to stop the people who don’t want
it badly enough. They’re there
to stop the other people”.
(Randy Pausch. Fotografia scattata a Sabbioneta il 24 aprile 2011)
Scritto alle 09:00 nella Fotografia, Informatica, Viaggi | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: fotografia, Mantova, Randy Pausch, Sabbioneta
Scritto alle 09:00 nella Cinema, Fotografia, Lettere | Permalink | Commenti (7) | TrackBack (0)
<< Buonasera >>,
esordisco mentre mi alzo dalla sedia. Ho acquisito una certa esperienza a
parlare in pubblico, microfono alla mano, è che in questa sala sento poco la
mia voce amplificata. Per non sbagliare, abbasso il tono. << Il professor
Pasquero poco fa l’ha ringraziata per I basilischi,
io più modestamente per Il giornalino di
Gianburrasca e La pappa col pomodoro >>.
Lina sorride: << Oh, sì, scrissi anche le parole della canzone… >>.
Mamma la cantava quando era incinta di me, probabilmente rappresenta una delle
mie prime conoscenze musicali, e il telefilm lo vidi in replica quando avevo
otto anni. Non sto a raccontare tutto questo, mi limito a dire che ne ho un ricordo
bellissimo.
<< Ecco la mia domanda: che cosa le è rimasto della Torino degli anni ’70, quella di Mimì metallurgico >>. Lina s’illumina: << Oh, girammo molte scene al Valentino con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato >>. Tra l’altro quelle che più mi sono care. << Di Torino mi piacciono i lunghi viali diritti, alla moda parigina se non sbaglio >>, continua, << È elegante, ordinata… bella >>. Temevo forte lo stereotipo della città grigia e nebbiosa (così recentemente Verdone), invece grazie al cielo no. << Mio marito, Enrico Job, ebbe occasione di lavorarci spesso >>, e cita alcune produzioni teatrali con Ronconi al Carignano. Poi cambia discorso, risponde ad altre domande, con quella verve sempre un po’ sapida, a dispetto dell’età. Insiste sul valore della lettura, soprattutto esorta il pubblico in sala a cimentarsi con la scrittura: anche poche note semplici, autobiografiche, senza voler fare per forza letteratura alta.
Ecco, Lina, come vedi ho dato retta al tuo consiglio. Grazie.
(Chivasso, I luoghi delle parole, sabato 15 dicembre 2012)
Scritto alle 09:00 nella Cinema, Fotografia, Libri e poesia, Vita nel NordOvest | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Carlo Verdone, Chivasso, Enrico Job, Giancarlo Giannini, I luoghi delle parole, Il giornalino di Gianburrasca, Lina Wertmüller, Luca Ronconi, Mariangela Melato, Mimì metallurgico ferito nell'onore, Teatro Carignano, Torino, Viva la pappa col pomodoro
Passo in consegna la chiave
passepartout, quella con la quale ho aperto tutte le porte che ho trovato sul
cammino e sono andato alla ricerca.
Ho compreso che si può vivere la realtà ma non sentirla, oppure percepirla in modo confuso, senza filtri, rimanendone frastornati.
C’è chi si esprime in una lingua che non conosce e ci chiede di esserne interpreti, in quello spazio e in quell’ora.
Nessuna parola, nessun gesto cadono inutilmente. Non siamo riducibili alla razionalità di una procedura, ad una funzione specifica. Siamo portatori di immagini, simboli, desideri.
L’ho detto: al di là del ruolo che ciascuno di noi interpreta, mi sono sentito come un essere umano in mezzo ad altri esseri umani.
Ho scoperto che ciò che sono è spesso più utile di ciò che so. Perché sapere molte cose non insegna a pensare.
Imparare ad ascoltarsi, questo è il primo movimento. Verso l'interiorità.
Forse intuivi perché, appena conclusa la giornata, venivo a cercarti. Perché dopo essere stato esposto al disagio avvertivo l’urgenza di uno specchio d’acqua limpida dove ancorare le emozioni.
Adesso però mi sento interrotto, come se uscissi dalla sala quando il concerto è appena iniziato.
Mi chiedo: da che parte sorgerà il sole domani?
Scritto alle 09:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Psicologia | Permalink | Commenti (10) | TrackBack (0)
Tag Technorati: comunità psichiatrica, Eraclito, psicologia, tfo
Prima giornata autunnale. Si percepiva sotto i vestiti, nei colori opachi. Il vento teso scompigliava le carte dei pensieri
mescolandoli senza guardare. Un paese di mare, barche, scalinate, una
lingua di Mediterraneo che scrosciava e sbatteva nel silenzio circostante. Sulla cresta delle onde planavano i gabbiani.
Ti stringevi in una giacca forse troppo leggera per questo tempo, la sciarpa sollevata sul capo riparava i capelli dagli schizzi. Fissavi la spiaggia, ogni tanto scattavi una fotografia. Con le mani ti cingevo i fianchi. Mi chiedevo come stavi, se ti piaceva quello che vedevi, da quali emozioni eri attraversata, se mi eri vicina e mi sentivi.
I sogni dei poeti sono densi di desideri, lo sai.
Scritto alle 09:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: amore, autunno, Costiera Amalfitana, desideri, poeti, Positano
un colpo secco sulla superficie
del lago che rintrona dentro la conca delle montagne innevate, l’aria gelida
dell’alba, il latrare lontano dei cani che hanno fiutato l’esca, l’eco di voli
giù nella valle, passi di corsa disordinata spezzano le frasche, l’aurora tinge
d’azzurro il fiato che si condensa nell’aria e ricade assiderato, gli occhi
bruciano di lacrime rapprese, la bocca secca, mi getto a capofitto nella
boscaglia più fitta, calpestando muschi e aghi di pino, inciampando nelle
radici, schivando i rami che si parano davanti, la fatica tende i muscoli allo
spasimo fino a farli bruciare, un raggio polveroso di sole squarcia la foresta,
– ecco – dall’altra parte delle acque affiora un sentiero ripido e stretto,
conduce alle pendici del monte, lassù, oltre lo strapiombo, ancora non
illuminato, domina il castello, dall’alto dei bastioni un’ombra osserva
impassibile gli ultimi sforzi della preda braccata, fa un cenno imperioso, il
gigantesco portone cigola sui cardini, si spalanca, ne esce un soldato – tricorno, giubba rossa, bottoni dorati –, imbraccia un lungo fucile che alza
e punta nella mia direzione, cado in ginocchio, stremato, avvilito –
è finita –, il soldato prende la mira, con calma e precisione estrema, il
braccio ondeggia impercettibilmente, indugia un attimo, appena un attimo, un
colpo secco sulla superficie del lago che rintrona dentro la conca delle
montagne innevate, l’aria gelida dell’alba, il latrare lontano dei cani, l’eco
di voli giù nella valle
Scritto alle 21:00 nella Fotografia, Racconti, Viaggi | Permalink | Commenti (5) | TrackBack (0)
Scritto alle 09:00 nella Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (5) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Costiera Amalfitana, fotografia, Salerno, viaggi
Scritto alle 09:00 nella Fotografia, Libri e poesia, Viaggi | Permalink | Commenti (16) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Costiera Amalfitana, Daniel Pennac, fotografia, Vietri sul Mare
Scritto alle 07:14 nella Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Il complesso palaziale di Cnosso a Creta è legato alla mitologia della Grecia classica, Nel labirinto, edificato da Dedalo per volere di Minosse, venne imprigionato Asterione (nome proprio del Minotauro). Jorge Luis Borges rivisita la leggenda dal suo punto di vista.
* * *
“E la regina dette alla luce un figlio che si chiamò Asterione”. Apollodoro, Biblioteca III, 1
So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia.
Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. È vero che non esco
di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito)* restano
aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà
qui lussi donneschi ne' la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la
solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi
afferma che in Egitto ce n'è una simile.) Perfino i miei calunniatori ammettono
che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io,
Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e
aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del
sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che
m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano
aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le
rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente
pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del
tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò
rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi
col volgo, anche se la mia modestia lo vuole.
La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può
trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere
comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie
non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto
ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un'impazienza
generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché
le notti e i giorni sono lunghi.
Certo,
non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro pei corridoi
di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra
di una cisterna e all'angolo d'un corridoio e giuoco a rimpiattino. Ci sono
terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato. In qualunque
momento posso giocare a fare l'addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro
pesante (a volte m'addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il
colore del giorno è cambiato). Ma, fra tanti giuochi, preferisco quello di un
altro Asterione. Immagino ch'egli venga a farmi visita e che io gli mostri la
casa. Con grandi inchini, gli dico: "Adesso torniamo all'angolo di
prima," o: "Adesso sbocchiamo in un altro cortile," o: "Lo
dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua," oppure: "Ora
ti faccio vedere una cisterna che s'è riempita di sabbia," o anche:
"Vedrai come si biforca la cantina." A volte mi sbaglio, e ci
mettiamo a ridere entrambi.
Ma non
ho soltanto immaginato giuochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti
della casa si ripetono, qualunque luogo di essa è un altro luogo. Non ci sono
una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le
fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. Tuttavia, a
forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra
grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Fiaccole e il mare. Non
compresi, finché una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi
sono infiniti. Tutto esiste molte volte, infinite volte; soltanto due cose al
mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso,
Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma
non me ne ricordo.
Ogni
nove anni entrano nella casa nove uomini, perché io li liberi da ogni male. Odo
i loro passi o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente
incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro;
senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i
cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma
so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe
giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il
mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse
percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un
luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? Sarà forse un
toro con volto d'uomo? O sarà come me?
Il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue. "Lo crederesti, Arianna?" disse Teseo. "Il Minotauro non s'è quasi difeso."
* L'originale dice quattordici, ma non mancano motivi per inferire che, in bocca ad Asterione, questo aggettivo numerale vale infiniti. [N. d. A.]
(La casa di Asterione, da L'Aleph di J.L. Borges, Feltrinelli. Fotografie scattate a Cnosso il 1 agosto 2012)
Scritto alle 12:00 nella Fotografia, Libri e poesia, Viaggi | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Arianna, Cnosso, Creta, Dedalo, Europa, Feltrinelli, Grecia, Jorge Luis Borges, L'Aleph, La casa di Asterione, Minosse, Minotauro, Teseo
"Il faut toujours que j’aille au bout, même si ce n’est pas bien. J’aime aller aux limites du possible, dans la profession comme dans la vie sentimentale. Je ne regrette rien! Il faut avoir plusieurs passions dans la vie. Elle est trop courte pour qu’on ne vive la passion qu’une seule fois".
(Romy Schneider. Esposizione visitata il 22 luglio 2012 presso il Palais des Festivals et des Congrès di Cannes.)
Scritto alle 08:00 nella Cinema, Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Cannes, Palais des Festivals et des Congrès, Romy Schneider
"Non ho mai preteso dalle persone care opinioni concordi, che aiutano un’intesa ma non sono decisive. Considero però discriminanti la lealtà e il rispetto. Nell’imperfezione umana (scontata e dalle innumerevoli sfumature) c’è spazio per il coraggio e la coerenza delle azioni. Unico sostegno, un forte sentimento".
Scritto alle 08:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Lettere | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: coerenza, coraggio, lealtà, rispetto, uniformità di opinioni
La casa di Enya (all’anagrafe Eithne Patricia Ní Bhraonáin) si trova nel villaggio di Crolly, contea di Donegal, regione selvatica situata nella zona settentrionale d’Irlanda. Passai da quelle parti un giorno piovigginoso dell’agosto 2003, percorrendo la strada boschiva che da Dungloe porta a Falcarragh. Fa specie pensare che la cantante, nota per le melodie sofisticate, sia cresciuta al piano superiore di un pub tuttora gestito (mi risulta) dal padre e dal fratello.
Scritto alle 08:16 nella Caro Diario..., Fotografia, Musica, Viaggi | Permalink | Commenti (5) | TrackBack (0)
Tutto ha inizio mentre percorro una strada sterrata attraverso un fitto bosco dai colori autunnali e l’auto su cui sto viaggiando prende fuoco. Dopo averla rapidamente sistemata in una radura ne discendo in cerca di soccorso. Nei pressi si trova la latteria di Pierluigi. Entro e gli chiedo se posso utilizzare la pompa dell’acqua. Lui dice qualcosa che non afferro, intanto apro il rubinetto, imbraccio il lungo tubo di plastica e mi dirigo di corsa verso l’auto. Noto che il fuoco è circoscritto al cofano e non prendo in considerazione l’idea che potrebbe esplodere tutto. Il getto d’acqua è scarso, manca pressione, adesso capisco che cosa mi stava dicendo Pierluigi: la sua è una latteria, non c’è acqua in una latteria. Vago perciò di nuovo nel bosco, fino a incontrare uno chalet in legno e pietra con ampie vetrate al pianterreno. Senza pensarci ne rompo una e mi faccio avanti. Trovo un telefono, compongo un numero, non risponde nessuno. Inaspettatamente mi si materializza accanto una figura d’uomo dai lunghi boccoli biondi. Lo guardo, lo riconosco: è Robert Plant. “Che cazzo ci fai qui, questo è il castello dei Deep Purple!”, strilla con la sua voce chioccia. Eh già, per forza, Smoke On The Water... però non riesco a stabilire il nesso. E cosa c’entra Robert Plant con i Deep Purple? Preferisco lasciar perdere, lo vedo troppo alterato, meglio darsela a gambe. Mi ritrovo sulle sponde di un lago (Montreux, deduco) mentre da lontano, sotto un cielo plumbeo, i Led Zeppelin attaccano Whole Lotta Love (perché?). La mia auto è ancora in fiamme, ma nel frattempo degli scoiattoli ci hanno montato su una griglia e stanno abbrustolendo le noccioline.
(Malia, Creta, 2-3 agosto 2012. Nella fotografia il castello di Chillon sul Lago Lemano.)
Scritto alle 08:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Psicologia, Racconti | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Chillon, Deep Purple, Lago Lemano, Led Zeppelin, Montreux, Robert Plant, Smoke On The Water, sogni, Who Lotta Love
Aleppo, la Grigia. Quattro anni fa, di questi giorni, mi trovavo là. L’imponente cittadella medioevale, che racchiude memorie comprese tra l’epoca seleucide e quella ottomana. Il Museo Archeologico, ricco di reperti provenienti dalla storia più antica del Vicino Oriente. Quindi la visita alla Grande Moschea, infine al fiorente e vivace suq. Pernottai in una piccola stanza al sesto piano di un hôtel internazionale situato nella città nuova, a due passi dal vasto parco pubblico.
Aleppo fu anche la destinazione di zia Dolores, infermiera missionaria, che lavorò in quell’ospedale tra il 1959 e il 1967. Mi raccontava dei beduini, i quali dormivano in terra e sui letti ci camminavano; e che, poche ore dopo aver subito pesanti interventi chirurgici, pacifici mangiavano fagioli e pistacchi.
Altri tempi. Le notizie che ora giungono da Aleppo sono terribili e mi colpiscono profondamente. Mi domando che fine avrà fatto Elia, l’impeccabile accompagnatore del gruppo di cui facevo parte. Quale la sorte di Samir, il facchino dell’albergo sempre in attesa di una mancia, e di tutti quei bambini che fotografai insieme alle loro famiglie…
Aleppo era una città moderna, dall’atmosfera indaffarata che hanno i centri dediti prevalentemente al commercio. Boutique, alberghi, cinema e ristoranti inducevano i turisti – turchi, ex sovietici, molti italiani – a prolungare il soggiorno. Imprenditori locali e stranieri avevano investito parte dei loro capitali per restaurare alcuni dei palazzi più antichi e riportarli a nuovo splendore. L’Unesco l’aveva dichiarata patrimonio dell’umanità.
Tutto finito. Eppure, nonostante o forse a ragione di tutta la ferocia della guerra civile, non posso non ripensare alla gentilezza e all’ospitalità che incontrai. Ad Aleppo come a Damasco, ad Hāmā, a Palmyra.
(Fotografie scattate il 7 agosto 2008. Ne trovate altre qui e qui. )
Scritto alle 08:00 nella Attualità, Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Aleppo, Damasco, guerra civile, Siria, viaggi, Vicino Oriente
“Non troverai nessuno, soprattutto un intellettuale, che voglia lasciare Londra. No, Sir, quando un uomo è stanco di Londra è stanco della vita: a Londra c’è tutto ciò che questa vita possa offrire”. (Samuel Johnson, 1709-1784)
… Sebbene non siano sufficienti mille vite per poter dire di averla posseduta e svelata fino in fondo.
(Fotografia scattata il 12 marzo 2010)
Scritto alle 20:00 nella Fotografia, Libri e poesia, Sport, Viaggi | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Tag Technorati: 2012, Gran Bretagna, Londra, Olimpiadi, Samuel Johnson
Scritto alle 08:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (12) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Creta, Grecia, Malia, Sirens Village, vacanze
(Kemer, Turchia meridionale, agosto 2005)
Il Viale Ceccarini di Kemer si chiama Bulvari Atatürk. Si apre alla vista un’infilata di negozi d’abbigliamento, souvenir, di gioiellieri e mercanti di tappeti. Sulla soglia di ognuno sta un omino che mentre cammini ti si para davanti e, con un cenno gentile della mano, invita ad entrare. All’inizio, la cosa sembra pure divertente e stai al gioco: entri, guardi tutto, poi esci e tanti saluti. A lungo andare, la faccenda si fa però stancante. Ogni volta un sorriso, un gesto di diniego, poi ci si allontana con la voce dell’omino alle spalle che insiste con tono querulo. Guai fermarsi davanti ad una vetrina, allora, neppure per una frazione di secondo. O, peggio, indicare una t-shirt, un braccialetto, un oggetto qualunque. Il pressing si rinnova asfissiante e diventa complicato liberarsi dalla logorrea a maglie strette di questi levantini.
Quando si decide di dare un’occhiata alla merce, lo si fa nei negozi forniti di aria condizionata o – alla meno – di ventilatore. Ancora intorno alla mezzanotte i termometri misurano stabilmente i 30 gradi e, quel ch’è peggio, l’80% di umidità. Un solo attimo di refrigerio appare provvidenziale. L’omino ti chiede subito da dove vieni, sfoderando un improbabile inglese oppure qualche vocabolo russo. Se infatti la metà dei turisti che assaltano la costa meridionale della Turchia è italiana, l’altra metà è rappresentata dalla ricca borghesia della molto ex Unione Sovietica. Appena si pronuncia il nome del nostro Paese, l’omino si apre invariabilmente ad un sorriso smagliante seguito da alcune stentate parole – le stesse, ogni volta. “Oh, italiano… Buonasera, come stai?”. Una sera un tale, dopo avermi stretto con enfasi la mano, sibila: “Italia… Belluscone” e poi strizza l’occhiolino. Classici i riferimenti calcistici, i quali permettono di attaccar bottone anche con il turista più recalcitrante. “Italia, Juventus”. E qui l’orgoglio bianconero apre disgraziatamente un varco nel quale l’omino si butta a capofitto. Uno mi chiede se conosco Hakan Sükür. Come no: con la maglia del Galatasaray ci rifilò una caterva di gol in svariate edizioni della Champions League, tanto che, per togliercelo di torno, pensammo perfino di comprarlo. Poi lo prese il Torino, rimase un paio di mesi durante quali non vide palla e se ne tornò a casa sua incazzato nero. Naturalmente anche l’omino conosce la storia, forse è più incazzato con noi italiani dello stesso Sükür, però sorvola. Lui è lì per vendere, mica per far polemica.
Il commerciante turco ha nel Dna la tipica astuzia levantina: detto brutalmente, tenta sempre di fregare il turista. Il bello è che ci riesce. Anche quando, al termine di estenuanti trattative, riesci a spuntare il prezzo che vuoi, rimane il dubbio di aver soltanto fatto il suo gioco. E poi la merce. Un mucchio di camicie Dolce & Gabbana, t-shirt firmate Nike, scarpe Prada, borse Gucci o Yves St. Laurent, profumi marca Chanel. A prezzi irrisori, perché è – ovvio – tutta roba taroccata. Dal canto suo, il governo turco chiude entrambi gli occhi e non fa una piega: il mercato di articoli contraffatti porta ricchezza, pecunia non olet. Per ciò che riguarda l’abbigliamento, bisogna pur ammetterlo, la qualità dei prodotti si dimostra apprezzabile: il cotone turco è forse il migliore del mondo – basta non dirlo agli egiziani…
Giulia nota una borsa di Gucci: prezzo di partenza, ottanta euro. No, troppo, buonasera. Il negoziante si finge indignato, poi scende a sessanta e quindi a cinquanta. Se fosse davvero Gucci non basterebbe una cifra dieci volte tanta, ma Giulia non cede. Lui le porge allora una calcolatrice: fai tu il prezzo. Io la avverto: guarda che se proponi troppo poco, ti manda a stendere di brutto e la borsa la saluti. Lei ci pensa un attimo e poi scrive trenta euro. Chiudo gli occhi: adesso la prende a cannonate. Macché: il turco accetta al volo, con una fretta che a questo punto pare sospetta. E, come se non bastasse, al momento di pagare fa pure lui l’occhiolino. Delle due l’una: o sono il suo tipo, oppure ci ha buggerati.
Scritto alle 09:00 nella Caro Diario..., Costume, Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Bulvari Atatürk, Galatasaray, Gucci, Hakan Sükür, Juventus, Kemer, Turchia
Scritto alle 09:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Cannes, Croisette, Festival International d'Art Pyrotechnique, Francia
Scritto alle 21:00 nella Attualità, Fotografia, Torino da vivere | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Scritto alle 09:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: A1 Roma-Napoli, area di servizio, fotografia, viaggi
Anzitutto l’affresco del Caravaggio conservato a Santa Maria del Popolo, ebbi modo di ammirarlo alcuni anni fa, è di una potenza visiva sconvolgente. Per essere precisi, contiene un’inesattezza: folgorato sulla strada per Damasco, Saulo non cadde da cavallo come riferisce la tradizione orale. Basta verificare ciò che racconta lui stesso - e così Luca negli Atti degli Apostoli: Saulo andava a piedi. Per giunta nemmeno fu folgorato, bensì si trattò di un attacco epilettico, la malattia sacra per eccellenza (vedi Ippocrate), ricondotta dagli antichi a cause divine. Curato e guarito dalla cecità temporanea per opera di Anania, esponente di spicco della comunità damascena, Saulo si convertì al cristianesimo assumendo il nickname Paolo e venne battezzato nel fiume Barada (oggi ridotto a un letto di fango secco e verdastro). Sulla scelta influì certamente la profonda impressione per quanto capitatogli, ma probabilmente anche qualche senso di colpa: fino a quel momento era stato uno zelante persecutore dei cristiani di Gerusalemme e il Sinedrio l’aveva inviato a Damasco per cacciarli da lì con le cattive.
Damasco appunto. Dall’alto della porta della città vecchia, Paolo venne calato in una cesta dai suoi discepoli affinché sfuggisse all’ira degli ebrei, i quali lo ritenevano (non a torto) un rinnegato. La Finestra di San Paolo è un luogo sacro per la comunità cristiana, ma è meglio non farsi suggestionare. I luoghi sacri di Damasco cambiano sede ogni tot anni, giusto perché tutti i residenti del quartiere abbiano la possibilità di spillare qualche moneta ai turisti gonzi di turno.
Accanto alla porta sta la Cappella di San Paolo, una bruttura moderna (come numerose altre chiese nel Vicino Oriente) che non vale la pena commentare.
Alcuni teologi sostengono che fu Paolo ad aver fondato il cristianesimo. Altri che anche Paolo, come Gesù, era un ebreo rimasto nell’ebraismo e il distacco del cristianesimo dalla religione madre avvenne solo nel II secolo. Quest’ultima ipotesi pare la più probabile. Solo una stupidaggine invece quella di un noto docente universitario torinese (non ne farò il nome neppure sotto tortura, per rimanere in tema), il quale afferma che Paolo rappresentò per Gesù una specie di Dell’Utri. Va bene, Paolo era misogino, ma intanto aveva origini turche (Tarso si trova a un tiro di schioppo dal confine siriano) e da un turco non ci si può aspettare molto neppure oggi. E poi appariva piccolo di statura, stortignacccolo, con la testa grossa: le donne non facevano certo la fila e lui qualche umano risentimento doveva pur averlo covato. Se poi la Chiesa Cattolica lo ha preso sul serio in fatto di morale sessuale, beh, non è certo colpa sua.
Paolo tuttavia sapeva scrivere bene, le sue lettere costituiscono uno degli epistolari più famosi, e conosceva le lingue (perlomeno greco, ebraico e aramaico). Viaggiò in lungo e in largo per tutta l’Asia Minore fino all’Arabia, poi fu a Roma e forse in Spagna. Era un ottimo comunicatore (i Paolini si chiamano così non a caso), predicatore instancabile e abile organizzatore: a lui si fa risalire l’istituzione di un gran numero di comunità protocristiane sparse un po’ ovunque. Insomma, un intellettuale di tale levatura oggi ce lo sogniamo. Invece non solo resistette all’impulso di fondare (per dire) un movimento cinquestelle, ma, nonostante fosse civis romanus, finì pure decapitato. Di certo, si sa che nessuno gli pagò mai le vacanze ad Antigua.
(Tutte le fotografie, tranne la prima, sono state scattate a Damasco il 5 e il 10 agosto 2008)
Scritto alle 08:30 nella Arte, Caro Diario..., Fotografia, Religione, Viaggi | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Caravaggio, Damasco, La conversione di San Paolo, Roma, Saulo, Siria, Tarso, Turchia
Scritto alle 20:00 nella Arte, Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: J.P. Zaugg e G. Favre, La fourchette géante, Lago Lemano, Svizzera, Vevey
Domenica. Sbarco nel minuscolo porto di Morges sotto la pioggia battente. In giro non c’è nessuno. Chiedo la strada a due persone – forse soldati – che stanno in fondo ad un portico. Vogliono sapere se faccio parte del gruppo venuto per il convegno. La domanda mi spiazza: quale convegno? Quello su Piaget, rispondono. Ah già, Piaget è morto qui a Morges. No, replica uno, è morto a Ginevra. Ma mi pareva che la Schmidt avesse detto Morges. Siamo più vicini a Losanna, interviene l’altro.
Nei sogni i fatti si succedono in parallelo, rifletto, ne possono accadere svariati nello stesso istante. Perché è il concetto di istante a non esistere, nei sogni vige un criterio di atemporalità. Si possono pensare anche diverse cose tutte insieme. Difatti, mentre parlo ai soldati, vedo Piaget vestito come Simenon passare in bicicletta davanti al bar sotto il portico (che prima non c’era), la Schmidt (non Smit come qualcuno pronuncia) che inforca gli occhiali e A. che mi porge la sua penna biro: <<. È tua >>.
La parola convegno mi squieta, non so cosa devo aspettarmi, credevo qualcosa di più tranquillo. Ma tutto ciò non fa alcuna differenza per i soldati. Allora dico sì, sono qui per il convegno, e il primo dei due mi indica la strada. Mi avvio senza aver compreso una sola parola. Lascio il lago alle spalle, passo di nuovo vicino al bar (che adesso è chiuso) e prendo la salita che s’inerpica a gradoni fino verso un castello – o una chiesa, non vedo bene (c’è nebbia?). Comunque lassù, sull’altura, non posso sbagliare (è lì che si trova la villa di Charlie Chaplin? No, mi rispondo ancor prima d’aver completato la domanda, la villa si trova a Vevey, ci andrò domani).
Il vento e la pioggia ora sferzano la strada, a folate, senza voltarmi vedo le onde che flagellano il piccolo molo sotto un cielo cupo, impregnato di nuvoloni tendenti al blu notte. Mentre salgo la gradinata, piegando faticosamente le ginocchia, non posso fare a meno di considerare la terribile maestosità del panorama. È strano, non potrei immaginare uno scenario più verosimile di questo, credo di conoscerlo già. Sì, ci sono stato, qui a strapiombo sul mare (adesso è il mare?), non ricordo quando, forse poco fa, oppure durante la stagione morta… quelle casette rosse e gialle che sembrano un presepe…
Credo di essere giunto, scorgo un tavolo vuoto e delle sedie. L’interno di questa specie di locanda è gremito di gente che manda un odore non buono. Cerco inutilmente qualcuno cui presentarmi, ma trovo soltanto un tipo vestito da tirolese il quale, tutto gentile, m’informa che gli ospiti sono andati alla stazione a ricevere… (pronuncia un nome, io faccio ah sì, però non capisco chi). Bene, penso insieme a molti altri pensieri, perlomeno sono nel luogo giusto. Mentre prendo posto riconsidero la strana sequenza di circostanze che mi hanno condotto sin quassù (dove?).
(Rivaz, Lago Lemano, notte tra 8 e 9 aprile 2012. Come da foto.)
Scritto alle 12:00 nella Caro Diario..., Fotografia, Psicologia, Viaggi | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Charlie Chaplin, Ginevra, Losanna, Morges, Piaget, Rivaz, Simenon, sogni, Svizzera, Vevey
“Ciò che ci spinge verso la letteratura non è, in primo luogo, conoscere il romanzo italiano dell’Ottocento o la lirica romantica tedesca (generi peraltro importantissimi), ma imparare a guardare in modo diverso il mare, a capire certi aspetti dell’amore, a vedere la faccia della gente in modo nuovo. La letteratura è quindi un’epifania dell’esistenza, così come lo sono altre forme di creatività artistica – perché non credo che la letteratura sia superiore. Dopo aver letto Conrad, ad esempio, si comprende che cosa sia il coraggio nella vita di una persona. Non parlo di insegnamento moralistico, ma di cosa significhi essere capaci di aiutare qualcuno. La letteratura non ha nessun dovere morale, non è un maestro di scuola, anzi deve essere totalmente libera e irresponsabile nel suo gioco, priva di preoccupazioni di questo tipo. Però, sia pure involontariamente, essa possiede una funzione morale: senza predicare, raccontando la vita di un uomo o di una donna, mostra concretamente non che non ci si deve comportare crudelmente o vilmente ma che cosa vuol dire essere crudeli o vili”.
(Claudio Magris, da Che tempo che fa del 22 aprile 2012. Nella foto, scattata il 12/3/10, la British Library)
Scritto alle 08:00 nella Fotografia, Libri e poesia, Radio e televisione | Permalink | Commenti (12) | TrackBack (0)
Tag Technorati: British Library, Che tempo che fa, Claudio Magris, Conrad, letteratura, Londra
(Morges, 8 aprile 2012. www.foraudrey-morges.ch)
Scritto alle 12:00 nella Cinema, Fotografia, Viaggi | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Tag Technorati: Audrey Hepburn, Morges, Svizzera, Un hommage à Audrey Hepburn


Ultimi commenti