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Ladri di stelle e di jazz

Ladri di stelle e di jazz"Il jazz è forse l’unico genere musicale che fatico ad apprezzare. Non lo 'sento', non riesco ad entrare in sintonia, mi perdo tra le note. È il mio tallone d’Achille musicale. Vincendo qualche resistenza culturale ed operando molti distinguo, mi sono persino avvicinato alla lirica. Il jazz invece, dal canto suo, continua a sfuggirmi estraneo ed incomprensibile più che mai…".

Così scrivevo tanti anni fa, sedici o diciassette. Erano i tempi in cui andavano di moda i forum di discussione e io frequentavo il Blu Agorà Caffè, un piccolo circolo di amici virtuali accumunati dal gusto per il cazzeggio colto. C'erano Erikaluna, Loulou, Verdoux, Misterpink, Maddie, Lupogrigio. Lucia, nickname Emma, appassionata e profonda conoscitrice di jazz, mi rispose di seguito:

"Ahi... Tendiamo a somigliarci troppo; la nostra età ci accomuna in molte passioni. Sul jazz abbiamo però sensazioni diverse; eppure ho una certezza... che ti sia mancato un ascolto rivelatore, un colpo di fulmine, un'illuminazione. Il jazz è un genere troppo vasto e multiforme per costringerlo in infatuazioni o repulsioni definitive." Il suo post continuava con qualche esempio: "Io adoro i pianisti e Jarrett in special modo. Fino alle lacrime, fino a sentirlo nel cuore e nella testa. Il suo suono è brillante e nel contempo di incomparabile profondità. Nessuna nota è inutile. Prova con 'The Köln Concert', con 'Facing you', con i molti dischi di standards, con 'The melody at night with you', che è tra gli ultimi. Ascoltalo abbandonando ogni resistenza. Un pianista molto bravo, emerso negli ultimi anni, è Brad Mehldau. E poi… vieni a Umbria jazz, a Perugia, la prossima estate. La musica, all'aperto, nei locali, pervade la città dalla mattina a notte fonda, in un'atmosfera quasi irreale."

Lucia mi piaceva, la sua prosa dolce ed elegante da Sophisticated Lady sapeva sedurre senza porre condizioni. L'influsso caldo che esercitavano le sue parole mi spinse a darle corda: "Hai ragione. Finora mi è mancato l’ascolto rivelatore. La musica è fatta di illuminazioni improvvise ed inaspettate, e io non ho preclusioni di sorta. Perciò attendo il momento giusto. Più che altro credo mi sia mancata una guida musicale, uno sherpa che mi conducesse sulle cime policrome del jazz - o mi desse almeno due dritte. Intanto ti ringrazio per i consigli. Adoro anch’io il piano (lo suono pure, sebbene maluccio), ne terrò senz’altro conto. Per Umbria Jazz, chissà…".

Chissà. Non potevo neanche lontanamente immaginarlo: a Umbria Jazz ci sarei andato davvero, alcuni anni dopo, nel 2011, proprio su invito di Lucia. Oltre alla musica condividemmo Benozzo Gozzoli, una cena a Montefeltro, i vicoli fioriti di Spello, la pace di Assisi senza turisti. Potrei continuare, ma non occorre sempre fare parola di tutto.

In occasione di un compleanno lei mi fece dono di The Melody At Night With You. L'ho messo su ora, era da un po' che non l'ascoltavo. Cercando di star dietro alle note di Keith Jarrett, che allietano l'aria azzurra e nitida di una bella serata d'inizio estate, ho capito finalmente una cosa. Il jazz richiede un ascolto attivo e pieno di richiami. Per apprezzarlo bisogna porre attenzione alla musica, seguire la melodia con partecipazione senza temerne la complessità. Abbandonare ogni resistenza mentale, liberarsi delle abitudini imposte da uno spartito e andare dove le note conducono sebbene se ne ignori la direzione. Io sono invece un ragazzo distratto: i miei pensieri fluttuano, la mia mente perde il filo facilmente ed è attraversata da troppi stimoli per entrare veramente in sintonia con il jazz come si dovrebbe.

Mi piacerebbe sentire adesso il punto di vista di Lucia, confrontarmi con lei come avvenne tante volte in quel periodo: sulla musica, sul cinema, sugli argomenti più disparati, senza filtri né pregiudizi. Improvvisazione pura. È la sua vivacità intellettuale a mancarmi, più delle affettuosità che ci concedevamo. Che ne dici Pa', che dici Lu'. E scoppiavamo a ridere. Ci somigliavamo, come scrisse in quel post. Esistevano però dissonanze che condussero inavvertitamente a sgradevolezze e contrasti i cui eccessi finirono per rendere impossibile una risoluzione.

Stasera mi sento come un cantante ubriaco che barcolla sulla scena e si appoggia all'asta del microfono per non cadere. Le esperienze esaltanti che il destino talvolta ci accorda si trasformano invariabilmente in dispiacere, incertezza, smarrimento. Il jazz è forse questo: l'impossibile rincorsa alla vita che si perde.


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